“La guerra non ha nessun vincitore”. Un confronto tra rifugiati e pacifisti


La conversazione tra un gruppo di rifugiati di diverse provenienze (Burkina Faso,
Kurdistan iracheno, Siria, Somalia, Sudan, Ucraina) e alcuni attivi rappresentanti del paci-
fismo traccia un percorso di identificazione reciproca che supera le latitudini, prende linfa
dalle storie individuali, ma allo stesso tempo le trascende in un discorso comune che – forse
inaspettatamente – trova tanti punti di contatto proprio nell’essere “contro la guerra” non
in modo astratto, ma in modo autenticamente incarnato. La consapevolezza che «la guerra
non ha nessun vincitore”, e che al contempo interrompere la spirale di violenza è compito
assai arduo, motiva i partecipanti a esplorare insieme possibili strategie per disinnescare
incomprensione, non accettazione, contrapposizioni sterili, senso di superiorità, vendetta,
ovvero quegli elementi che fanno proliferare i conflitti. Creare una massa critica di persone
contrarie alla guerra, anche nei paesi in cui imperversa da generazioni, non è impossibile, a
patto di investire nella direzione giusta. E di farlo tutti insieme.

 

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